CONSULENTE STRATEGICO DIGITALE

Enunciare in un manifesto di presentazione un nuova figura professionale, i valori e i principi etici di quella che consideriamo una nuova attività non è cosa semplice, molti dei valori e dei principi che conducono le nostre azioni ogni giorno sono per noi delle convinzioni profonde, delle credenze acquisite, dei postulati di vita che risultano essere più semplice applicare che descrivere.

Prima di approfondire il sistema di Valori e la deontologia professionale che contraddistingue quella che considero una nuova figura professionale è necessario prima di tutto fare una riflessione sul concetto di Etica al quale ci ispiriamo.

Il termine “Etica” trae origine dal greco ethos e fa riferimento al costume, al comportamento e al modo di agire dell’uomo, l’etica studia la possibilità che ha l’uomo di agire in modo libero e di effettuare scelte di fronte a concetti come il bene ed il male, i principi ed i valori regolano e guidano le sue azioni, che non possono essere mai neutre in quanto sono mosse da intenzionalità che hanno sempre effetti valutabili dato che possono essere giudicate sempre in senso positivo o negativo.

Di conseguenza l’etica professionale a nostro avviso deve intendersi l’insieme dei valori che guidano ed orientano l’azione del professionista, declinando le azioni del professionista nel concetto di deontologia.

La deontologia professionale dal greco deon-ontos “ciò che è necessario fare, ciò che si deve fare” rappresenta l’insieme dei doveri e regole di comportamento eticamente fondati, che impegnano la nostra professione e noi professionisti prima di tutto nei confronti della società e successivamente con tutte le persone con cui entriamo in relazione.

Il nostro approccio professionale rispetto i nostri clienti è quello di considerare ogni attività sia professionale che imprenditoriale come essere umani e quindi organismi viventi che crescono, cambiano a si adattano ai nuovi modelli di impresa.

Questa vision di approccio si ispira al futurista statunitense Alvin Tofler che nel 1970 pubblica “Lo choc del futuro” un’opera che prevedeva l’avvento di una percezione di troppi cambiamenti in un periodo di tempo molto breve.

Questo ritmo accelerato si sarebbe diffuso anche nel mondo del business e i professionisti così come gli imprenditori sarebbero stati costretti ad adattare i processi interni e i loro servizi continuamente per mantenere un vantaggio competitivo in mercati sempre più competitivi.

Analizzare Decidere Cambiare questi i tre punti fermi a cui ci ispiriamo per creare e trasmettere Valore.

La visione di Tofler a cui si ispirano i nostri principi di intervento su gli effetti del rapido cambiamento tecnologico fu bollata al tempo come inverosimile, tuttavia con la rivoluzione digitale in atto ci sentiamo di affermare che il ritmo di cambiamento nelle attività di impresa e professionali si è rilevato più veloce di quanto previsto.

I nostri interventi sono in grado di portare valore perché credono nel valore della persona umana il che significa riconoscere che l’uomo è dotato di una sua dignità originaria e che, per questo ha diritto ad essere rispettato, qualunque sia la sua condizione socioeconomica, la sua cultura, le sue opinione la sua fede.

La nostra professione si fonda sul valore, sulla dignità e sulla unicità di tutti i nostri clienti, sul rispetto dei ruoli e delle qualità professionali e personali.

Ci ispiriamo a un principio di responsabilità che si sostanzia nel porci al servizio dei nostri interlocutori, offrendo le nostre conoscenze, le abilità e le tecniche professionali acquisite per rafforzare risultati risorse e autostima.

Viviamo tutti nella convinzione diffusa che la cultura digitale sia un evoluzione di processo.

Crediamo che modelli come lo smart working lavoro a distanza azienda liquida siano sistemi naturali, figli di un evoluzione genetica.

Non si tratta di evoluzione credetemi ma di una vera e propria rivoluzione pensateci!

Non stiamo uscendo dall’era post industriale per entrare nell’era informatica, nulla di questo sta accadendo.

Il cambiamento in atto non è figlio di un processo evolutivo, le conoscenze e lo studio non bastano per attuare un vero processo di trasformazione.

D’altronde non sarà la specie più forte a dominare il mondo ma quella che meglio si adatta al cambiamento qualcuno affermava già 50 anni or sono.

In questo momento storico si stanno vivendo delle grandissime trasformazioni, una delle più profonde riguarda la trasmissione delle conoscenze e del sapere.

L’era digitale ha dato inizio ad un processo irreversibile e gli avvenimenti ultimi del corona virus faranno in modo che nulla sarà come prima.

L’essere umano non è predisposto al cambiamento se non in un momento di profonda crisi.

NULLA SARA’ COME PRIMA!!!!!

Il Rinascimento ricopre un passaggio epocale, il rinascimento digitale salverà la terra.

In un mondo sempre più digitalizzato e globalizzato, le persone vivono sempre di più in ambiti che prescindono da luoghi fisici, tempo, spazio e relazioni personali.

NULLA SUCCEDE PER CASO.

Presto la qualità della globalizzazione sarà riposta in modelli di localizzazione.

Bisognerà uscire dalle nostre zone di comfort, affidarci a nuovi professionisti capaci di riposizionare in modo strategico evolutivo tutte le attività aziendali o professionali, ridefinendo il tutto grazie alla conoscenza e all’applicazione di strumenti digitali.

Ci siamo approcciati alla codificazione di questa nuova professione dopo anni di studio ed oltre un ventennio di applicazione.

Ridefinire i modelli aziendali sia in ambito di processo che strategico non è possibile senza una forte specializzazione di consulenza ambito strategico direzionale, le nostre attività sono la conseguenza di anni di ricerca sviluppo che con l’applicazione dei modelli ha reso i nostri interventi e replicabili.

Tutto questo non basta però se non ci spingiamo al cambiamento.

L’essere umano non è predisposto al cambiamento o meglio lo è fino ad una certa età.

I bambini lo sono, perché pur di imparare e migliorare sono pronti a cadere per rialzarsi di nuovo, e di nuovo ancora e di nuovo ancora fino a quando imparano addirittura a correre.

Poi i timori le paure del fallimento ci fanno chiudere nelle nostre zone di comfort con la capacità di camminare anche se eravamo pronti a volare.

Uscire dalle nostre zone di confort vuol dire accettare le nostre insicurezze per uscire dai nostri limiti cambiando il nostro cervello.

Perché se farai sempre le stesse cose otterrai sempre gli stessi risultati cosi affermava un grande del passato.

Uscire dalla zona di comfort è un modo efficace per dire che se vogliamo apprendere, migliorare, e raggiungere degli obiettivi, dobbiamo necessariamente spingerci fuori dai nostri abituali confini e sopportare il disagio che ne consegue.

Se invece stiamo sempre lì nel nostro piccolo mondo a fare le cose che ci riescono meglio, magari ci sentiamo sempre rilassati e a nostro agio, ma poi il rischio è di non fare passi avanti.

Ci approcciamo ad ogni intervento trasformazionale e di consulenza in ambito digitale spostando il nostro focus non sul chi siamo o cosa facciamo ma sul tipo di valore che siamo in grado di portare.

Questo approccio ci rende unici nella capacità di rendervi unici.

Perché siamo convinti che il digitale premia solo i numeri uno, esperti ed autorevoli.

 Il consulente strategico digitale, è in grado di ridefinire tutti i processi in chiave di valore, in caso di azienda.

L’intervento di consulenza strategico digitale è un vero e proprio intervento di processo di direzione.

La Consulenza di direzione è quell’attività svolta da professionisti esterni all’impresa il cui fine è quello di consigliare l’azienda nella soluzione di problemi gestionali ed organizzativi.

La Consulenza direzionale, inoltre, è utile anche per impostare nuove strategie commerciali o per dirimere controversie tra il personale. Per svolgere questa attività si devono avere le competenze necessarie per poter gestire un’azienda a 360 gradi; ad esempio, si deve essere in grado di definire l’obiettivo da raggiungere.

Spesso, infatti, il problema alla base è l’assenza di un piano d’azione da seguire, la mancanza di una pianificazione strategica, di linee guida chiare per raggiungere i traguardi prefissati. e di programmi aziendali. I servizi di consulenza di direzione e di organizzazione aziendale permettono l’acquisizione di strumenti e di capacità necessarie per il continuo miglioramento dell’azienda.

La consulenza direzionale, se eseguita in maniera corretta, può portare a numerosi vantaggi quali:

  • lo sviluppo di nuovi modelli di business ed il  miglioramento della qualità del fatturato e della redditività dell’azienda;
  • la costante innovazione sia nel mercato che nei prodotti;
  • la ricerca di nuove soluzioni e nuove strategie di lungo periodo.

La caratteristica indispensabile di un consulente di direzione è la conoscenza specifica di tutto ciò che riguarda il mondo imprenditoriale e aziendale. Egli deve sapere cosa succede sul mercato, a quale tipo di clienti si rivolge l’azienda e con quale tipo di prodotto..

Il consulente non prende il posto dei manager o dell’imprenditore all’interno dell’azienda, ma li affianca e mette a loro disposizione tutta la propria esperienza.

La capacità d’ascolto e l’empatia sono molto importanti per stabilire una relazione di fiducia con i vertici aziendali, i quali devono vedere il consulente come un’importante risorsa e non semplicemente come un esterno. Naturalmente il consulente di direzione non prende decisioni, non ha nessun potere all’interno dell’azienda, ma il suo lavoro consiste nel mostrare ai manager i punti critici ed indicare loro quale siano le possibili soluzioni.  

Quando le aziende hanno la necessità di un cambiamento o sono costrette a ristrutturarsi in un momento di crisi economica si rivolgono al consulente di direzione. Questi dialoga con il personale direttivo, effettua l’analisi dei bilanci e raccoglie tutte le informazioni necessarie per trovare le possibili azioni correttive.

Un altro punto importante che deve essere analizzato da un consulente di direzione è l’internazionalizzazione, ovvero portare l’impresa all’estero; ma questo solo nel caso in cui essa è già solida in Italia diversamente potrebbe essere controproducente.

La consulenza di direzione guida l’azienda verso un futuro migliore sia che si tratti di prevenire o di risolvere i problemi gestionali ed operativi sia di cogliere nuove opportunità. L’obiettivo finale resta quello di guidare l’azienda verso una crescita delle proprie persone e del proprio business. La Consulenza di direzione può essere suddivisa n 4 aree:

  • la consulenza finanziaria volta alla pianificazione finanziaria;
  • la consulenza economica volta all’aumento della redditività, dei risultati, al raggiungimento del budget prefissato;
  • la consulenza organizzativa volta al miglioramento dell’organizzazione aziendale;
  • la consulenza commerciale dedicata all’incremento delle vendite, allo sviluppo di una solida rete commerciale, ed all’abbattimento della concorrenza.

Talvolta la consulenza riguarda piccole esigenze operative, che necessitano di un brevissimo affiancamento ed è, quindi, possibile arrivare a dei risultati concreti anche solo con consulenze di brevi periodi.

Quando invece l’obiettivo della consulenza è più articolato, occorre procedere per fasi appropriate, che si possono riassumere in questi passaggi:

  • Definire l’obiettivo aziendale;
  • Realizzare un’analisi completa dell’azienda e del mercato in cui opera;
  • Definire il piano d’azione;
  • Supportare l’azienda nel mettere in pratica il piano d’azione;
  • Monitoraggio costante,
  • Misurare i risultati ottenuti.

Un percorso di consulenza inizia sempre con una richiesta di supporto da parte dell’impresa; con tale richiesta ha inizio la prima e più delicata fase quella l’ascolto dei problemi dell’impresa.

Dall’ascolto delle problematiche deriva tutto il percorso, dall’individuazione di soluzioni opportune al piano di azione della consulenza. Per un buon funzionamento di un’azienda occorre anche che il capitale  lavori bene, solo così l’azienda può crescere e guadagnare.

Le risorse umane, però, non possono avere tutte le competenze e le conoscenze necessarie e devono continuamente aggiornarsi. Ecco perché la figura esterna del consulente di direzione è necessaria in quanto, solo chi ha un mix di competenza, di professionalità e di esperienza può essere loro d’esempio. .Le 3 caratteristiche che un consulente di direzione deve avere sono:

  • la capacità di avere la visione dei processi e far comprendere ai manager di un’azienda la connessione causa-effetto;
  • la capacità di avere sistemi di controllo efficaci e tempestivi;
  • la capacità di creare un sistema organizzativo che sappia riconoscere i problemi.

La consulenza aziendale mira dunque a ottenere le condizioni migliori in ogni contesto, sia dal punto di vista economico, sia da quello aziendale. A livelli molto alti le aziende hanno necessità legali di ogni tipo: devono avere il quadro completo della legislazione locale, sapere quante tasse pagare, come si svolgono i negozi giuridici fondamentali, quali sono le leggi tributarie e quelle bancarie, come funzionano le tasse doganali. Pertanto una società di consulenza aziendale dovrebbe avere al proprio interno delle figure professionali di alto livello, preparate, formate e che hanno esperienza nel loro settore o nella zona geografica in cui operano. Le competenze richieste riguardano l’ambito giuridico, finanziario, tributario, commerciale, economico. Il consulente programma  interventi urgenti per sistemare delle condizioni legali che potrebbero portare un danno immediato all’ azienda.

Quella che si chiama “consolidata presenza” in un determinato mercato permette all’ impresa di affidarsi totalmente e con la massima fiducia al consulente di direzione. La consulenza può aiutare a mettere in discussione alcune scelte che si sono fatte e che poi si sono rivelate errate; ma può anche aiutare a superare un momento di crisi, di cambiamento del mercato o semplicemente può dare uno stimolo e una marcia in più.

La consulenza direzionale è utile in moltissimi ambiti diversi, quindi può essere richiesta sia per problemi gestionali che per problemi operativi che del personale. Grazie alla consulenza si può mettere l’azienda di nuovo in movimento in un momento storico dove la staticità aziendale non è contemplata.

Per attuare un processo di consulenza direzionale devi abbinare un sistema di formazione trasformazionale.

Durante un corso di formazione tradizionale, in genere, vengono fornite informazioni e nozioni che potranno o meno tornare utili. Ci sono anche molti corsi di formazione di questo tipo in cui sono previsti esercizi pratici che aiutano a memorizzare certi concetti; questi, però, potrebbero non essere mai utilizzati a causa di meccanismi mentali, emotivi, ed energetici. Un corso di formazione trasformazionale è invece un corso che fornisce:

  • informazioni teoriche;
  • esercizi pratici;
  • pratiche trasformative.

Il termine trasformazionale fu coniato da Burns nel 1978; con questa parola egli volle definire un particolare comportamento che porta a favorire dei cambiamenti nel modo di pensare e di agire all’interno di un gruppo o di un’organizzazione.

Con la formazione trasformazionale si avviano degli autentici processi di modificazione culturale; la formazione trasformazionale si basa su un rapporto emozionale con i propri collaboratori, in modo da far sentire le persone parte integrante del gruppo, dell’organizzazione e motivandoli al raggiungimento degli obiettivi.

L’obiettivo è, infatti, quello di agire nell’ottica dell’interesse collettivo; alla base di questa azione c’è il cosiddetto metodo delle quattro I:

  • influenza idealizzata, i leader trasformazionali eseguono dei comportamenti che poi vengono imitati da collaboratori e dai membri del gruppo;
  • motivazione ispirazionale, chi guida un gruppo è un motivatore che diventa un modello per le altre persone;
  • stimolazione intellettuale, questa fase prevede che i collaboratori vengano spronati a tentare dei nuovi approcci e dei nuovi metodi di lavoro, rimodulando ciò che era dato per scontato;
  • considerazione individualizzata, i leader trasformazionali si occupano della crescita dei componenti del gruppo, agendo in maniera differente su ogni singolo collaboratore in base alle sue attitudini e caratteristiche specifiche.

La formazione trasformazionale non esercita il potere in forma coattiva, bensì comprende i bisogni e le capacità delle persone, li rende partecipi e da loro l’esempio, ponendosi come modello. La vera dote del leader trasformazionale è quella di far identificare gli interessi e gli obiettivi privati con gli obiettivi comuni per amplificare i singoli sforzi.

Questo approccio, in pratica, supera i limiti dei precedenti modelli di leadership: tutti possono imparare ad essere leader, indipendentemente dal ruolo che si sta “interpretando” in quel momento. Rispetto all’approccio comportamentale, incentrato esclusivamente sulla figura del leader, la teoria trasformazionale parte dal presupposto che la leadership sia una relazione in cui ci si influenza a vicenda; infatti, il leader adotta comportamenti diversi in relazione alla persona con cui si confronta in un preciso momento.

La formazione trasformazionale è quella in cui un leader lavora con un team per identificare e guidare un cambiamento attraverso l’ispirazione. Questo tipo di formazione può servire a migliorare la motivazione, la morale, e le prestazioni di lavoro attraverso una varietà di meccanismi; questi includono il senso di identità propria e di identità collettiva dell’organizzazione.

Un corso di formazione trasformazionale coglie il potenziale trasformativo delle persone ed individua le loro capacità emotive, fondamentali per guidare la loro evoluzione. Fare formazione significa “dare forma all’azione”, vuole dire porre le basi per nuove forme partendo dall’esistente per poi sviluppare al meglio ed autonomamente le energie e le risorse di ognuno. In questo processo di formazione e di continuo cambiamento, la trasformazione non riguarda solo il formatore ma anche i  suoi corsisti.

La teoria trasformazionale si basa sui seguenti principi:

  • gli individui preferiscono seguire una persona che li ispira;
  • un formatore con una passione ed una visione può ottenere ottimi risultati;
  • il modo per ottenere risultati è trasmettere energia ed entusiasmo;
  • il formatore si cura degli altri, è al servizio degli altri;
  • il formatore vuole che le persone crescano e abbiano successo.

La formazione trasformazionale è l’arte e la scienza di  facilitare una persona a raggiungere i propri obiettivi, evocando il suo pieno potenziale. Il metodo trasformazionale è un tipo di formazione che non solo trasmette nuovi contenuti ma permette di fare esperienza diretta di quanto viene appreso. Consente, inoltre, di imparare a gestire il proprio cambiamento nell’ottica di una continua trasformazione e di un costante miglioramento anche attraverso modalità che facilitano e accelerano l’apprendimento. Generalmente, una formazione è poco efficace senza una pratica, i “muscoli del cambiamento” hanno bisogno, infatti, di essere usati regolarmente per arrivare a tale scopo.

Questo tipo di formazione permette di relazionarsi e di approcciarsi con gli altri per diventare più consapevoli dei meccanismi che regolano la vita sociale. Permette di capire come la mente governa le nostre azioni, come modificare i propri comportamenti e migliorare la capacità di lavorare in team, stimolando la creatività per risolvere le difficoltà quotidiane.

Trasformazionale vuol dire essere positivi e trasmettere questa positività anche agli altri, avere un alto livello di energia; tale formazione ha come obiettivo quello di elevare tale livello di energia personale con tecniche di gestione dello stress, nozioni di psicologia positiva, bioenergetica. Si può affermare che la formazione trasformazionale riesce a stimolare nuovi modi di pensare ponendo la propria persona al centro delle cose e non delegando gli altri; essere, in pratica, responsabili di ciò che accade, essere attivi ed essere consapevoli di quello che si ha e di quello che si fa.

Il presupposto è che tutto deriva direttamente o indirettamente da ognuno, non si deve essere passivi e restare in attesa ma cercare dentro di noi i mezzi da valorizzare e da utilizzare. La formazione trasformazionale trasmette contenuti e cose che servono per la vita delle persone e per il loro cambiamento. L’obiettivo di un corso trasformazionale è quello di fare pratica su quelle situazioni che vogliono essere cambiate, migliorate e accettate.

L’essere umano si ritrova in conversazioni che mantiene con gli altri e con se stesso ed in queste stesse conversazioni trova le chiavi per comprendere meglio la sua persona ed i suoi interlocutori. Attraverso i dialoghi si cambia il mondo e si creano nuove realtà, si costruiscono identità, si formano relazioni personali e si creano possibili futuri diversi.

Dal momento che il linguaggio ha un carattere attivo e generativo, la formazione trasformazionale è la base di un processo di trasformazione permanente.

Altro fondamentale presupposto di questo modello è che tutti gli esseri umani danno un senso a ciò che capita in un modo unico. Il segreto dei corsi trasformazionali, che fa la differenza con tutti gli altri corsi di formazione classica, è quello di riuscire ad arrivare sia alla parte razionale sia a quella emozionale del cervello, alla testa ed al cuore.

Entrambi gli elementi riescono, così, a realizzare una trasformazione positiva nelle persone ed un cambiamento costante nella loro visione della vita.